Quando ho iniziato ad interessarmi alle parole, al loro significato, alle loro forme, ai loro suoni ma soprattutto ai loro esatti significati, l’ho fatto perchè volevo che le mie comunicazioni fossero chiare, veloci. Efficaci.
Oggi penso di essere sufficientemente cosciente di ció che dico e di come lo dico e quindi, giocando con le parole, di cosa voglio dire… Nonostante questo mi rendo conto che parlare per le persone è davvero difficile ma ancora piú difficile é che ascoltino. Molte persone sono cosí prese dal desiderio di voler dire la propria che non riescono davvero non riescono ad ascoltare gli altri. Rimaniamo sulla nostra posizione in una guerra di pensieri che ha la stessa dinamicità dei giocatori del calcio balilla. Situazioni che si possono rincorrere all’infinito. Una volta, per questo motivo, non ero interessato ad esprimere le mie opinioni. Che senso ha discutere se non ci si puó consentire una nuova opinione? Non te la dico. Stai dove stai che stai bene.
Poi ho pensato che non era produttivo essere intellettualmente soli… Decisi che avrei voluto ascoltare altri pareri ed essere pronto a trovare nuove posizioni se i pensieri altrui fossero riusciti a farmi porre delle domande. Una grandissima cazzata.
Lo snobismo culturale è utile a salvaguardarsi dal mare di puttanate di cui le persone sono convinte. A volte, invece, addirittura, l’apertura alle opinioni altrui mi ha fatto sentire uno stupido. E non per la qualità del pensiero… Per la difficoltà che avverto nel cercare di far comprendere determinate cose ai miei conversatori. Davanti la chiusura del pensiero, mi sento stuido.
Quindi, in conclusione, se da oggi saró piú antipatico e meno disposto al dialogo, andate a farvi fottere.
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