Lavorare in discoteca a qualcuno può sembrare una gran pacchia. Più di qualche amico in realtà quando lo ha saputo la prima volta ha storto il naso… il 50% di loro però li considero solo hipster (se sei un mio amico, da ora sai che se non sei tu, è il terzo con cui usciamo), dunque….
in ogni caso, la discoteca è un dramma. non scherzo. Ma non un dramma di quelli televisivi da telegiornale di stato… un dramma sociale e interiore. Avete presente la canzone “la gente della notte” di Jovanotti? è l’esatta descrizione di quelli che come me si ritrovano di notte da soli a tornare a casa. Aldilà del gran rumore, dei volumi altissimi, del momento di intrattenimento, la discoteca per me è una scatola completamente silenziosa. Che spesso ha solo il rumore dell’auto che va e che cambia marcia.
Il dramma della solitudine da discoteca è legato ai meccanismi di business della discoteca stessa, legato alle pubbliche relazioni ed agli amici che invitano altri amici, che pagano il parcheggio, fanno il tuo nome all’ingresso, lasciano la giacca al guardaroba, consumano da bere, e tornano a casa sfatti frastornati e contenti… e che per qualche motivo ti porta a frequentare sempre gli stessi posti, ad essere amico soprattutto di chi lavora in discoteca, a passare le feste in discoteca e dunque con queste persone. ..E ad associare a questo, in qualche modo, il “bene fraterno”: quella cosa per cui una persona che non scegli per alcuna affinità diventa importantissima e le vuoi un sacco di bene anche se a volte non la sopporti nemmeno lontanamente.
una sorta di massoneria in cui per strada ci si riconosce e ci si saluta. e se non esistesse facebook non sapresti nemmeno come si chiama.
Ti ritrovi a far ballare i piedi con la classica movenza di chi deve gonfiare il materassino sulla spiaggia, quando sei particolarmente ispirato muovi il braccio come la coda di una lucertola… ma sei solo la pedina di un sistema che fa divertire alcuni. E la tua vita privata è la tua vita pubblica: sorridi ad un sacco di gente di cui non sai nulla. ma lo devi fare. perché anche se ha un milione di difetti, quello che fai ti piace… e come se avessi la sindrome di stoccolma, anche se sei profondamente solo, non riesci a farne a meno. Come una mamma triste e dispiaciuta che da di nascosto la nutella al figlio grasso. domani smetto.