Penso di sapere come si sentivano i ragazzini che correvano dietro la statua del Cristo nella prima scena de La Dolce Vita di Fellini. E la sorpresa delle ragazze sul terrazzo.
Salivo in ufficio con due amici (che formalmente sarebbero anche uno dei miei soci ed un cliente, ma questa é un’altra storia…) quando ad un certo punto, sotto il cassonetto dell’immondizia li vicino, il volto gioviale di Pertini che mi saluta.
Sbam.
É un disegno a matita. fatto anche molto bene, nel 92, da qualcuno con una firma non troppo leggibile che dovrebbe chiamarsi Sava. Un disegno che giaceva tra i rottami del 2011 di qualcuno.
Vederlo li, quel vecchio partigiano antifascista, innamorato del suo paese, leale, onesto, pulito, mi ha messo una tristezza enorme. La tristezza che quel quadro fosse l’immagine della mia città e della mia nazione. Della forza appassionata di un uomo pubblico di cultura e morale e fede, un uomo che con il sapiente uso della parola sapeva esprimere la forza della giustizia sociale… e di quanto sia maledettamente lontano dal vivere quotidiano, fatto di mille piccole, terribili inciviltà. Fatto del prendere a calci gli altri e se stessi, in un’eterna gara a rubare la precedenza agli incroci e a far esplodere petardi nelle siepi delle piazze.
Non ci era arrivata da sola quella cornice insaccata e col vetro in frantumi. Qualcuno aveva deciso fosse parte del vecchio di cui ci si libera a capodanno.
io, quel disegno, tre ore dopo sono andato a riprenderlo.
l’avrei ripreso anch’io :,)